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SCINTILLE E FUOCO

ThomasDoyle(2008)

settembre 2019
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SCINTILLE E FUOCO

L’uomo primitivo scoprì il fuoco sfregando due pietre e condivise la sua scoperta con il villaggio vicino. Poi se ne andò. Al suo ritorno chiese del fuoco. Si sentì rispondere che avevano portato le due pietre al centro del paese, chiuse in un’urna, perché potessero adorarle … Niente più scintille, niente più fuoco … È il rischio che ogni cristiano, che ognuno di noi può correre: possedere un meraviglioso tesoro e non farne scaturire scintille e fuoco. Come con la Parola di Dio, i Sacramenti, la comunità pastorale... Per mancanza di fede e passione, per paura del nuovo, per difetto di fantasia e creatività, per chiusure del cuore.
Settembre allora, che tutti dicono essere ormai il vero capodanno, è il mese per far rivivere il nostro tesoro, il mese di chi non teme di ricominciare, di rimettersi in gioco. In particolare quest’anno settembre porta dentro profumi e colori diversi: dai saluti e il grazie a chi parte, al benvenuto a chi arriva, alle nuove sfide a cui siamo chiamati dalla lettera pastorale del nostro Arcivescovo, dal decimo anniversario della nostra comunità pastorale e dalle elezioni del nuovo Consiglio Pastorale della nostra comunità.
È il tempo dei volti, il tempo dei ricominciamenti, il tempo di una nuova corresponsabilità.

VOLTI

Come ormai tutti sapete, don Marco Fusi è stato chiamato a nuovi impegni: sarà il responsabile del Servizio per i Giovani e Università dell’Arcidiocesi di Milano.
Caro don Marco, queste le tue parole quando ti sei presentato: “Se dovessi presentarmi con una canzone sceglierei ‘Una vita da mediano’: mi piace l’idea di giocare nel mezzo del campo dell’esistenza, di stare nel cuore del mistero della vita senza troppi protagonismi ma dedicandomi, spendendomi totalmente. Il mediano fa così, si dedica a tenere unita la squadra, recupera palloni, imposta il gioco…”. Hai proprio fatto così, con vigore, generosità, passione e sorriso. Un’esperienza che hai vissuto col tuo esserci sempre, vicino, in mezzo a bambini, ragazzi, giovani che hai saputo far giocare, viaggiare, ascoltare, pensare, pregare. Per il tuo nuovo e impegnativo servizio pastorale coi giovani, per i giovani, ti auguro di essere per loro “ministro dell’inquietudine”, contagiandoli connuovi desideri evangelici e di vita bella per tutti, con l’allargamento di orizzonti oltre se stessi. E soprattutto sii un po’ folle (come la nostra Inter!) perché “La maggiore e più grave delle imprudenze è la propria prudenza che si fida di sé, e prescinde dalle follie di Dio” (dom Helder Camara). E quale “luogo” migliore per fidarsi delle follie di Dio se non l’essere fra i giovani?

Diamo il benvenuto con gioia a don Cristiano Castelli. A lui sarà affidato in particolare la pastorale giovanile e l’iniziazione cristiana della comunità pastorale con i sei famosi oratori. Impareremo a conoscerci, a camminare insieme, a progettare e a sognare insieme. Ti auguro lo stile che ci ha insegnato quel grande parroco che è don Primo Mazzolari: “Dobbiamo divenire i «poeti» del nostro mestiere perché noi creiamo sempre: benedicendo, parlando, consacrando, amando”. E siccome sei arrivato a Vimercate, casa di un santuario dedicato a Maria, ti faccio lo stesso invito che papa Francesco ha rivolto ai preti nella sua lettera del 4 agosto: “Guardare a Maria è tornare a credere nella forza della rivoluzione della tenerezza”.

DALLE SITUAZIONI ALLE OCCASIONI

Il nostro Arcivescovo Mario Delpini ha consegnato alla diocesi la sua “lettera pastorale” dal titolo “La situazione è occasione. Per il progresso e la gioia della vostra fede”. Ritengo geniale la sua scelta del riferimento all’anno liturgico: “Intendo invitare ancora e con insistenza a ispirare il cammino pastorale al riferimento alla liturgia, che è principio della vita della Chiesa, all’ascolto e alla meditazione delle pagine della Scrittura che caratterizzano i tempi liturgici, accogliendo la Parola di Dio come lampada per il cammino”. Un cammino affrontato e proposto attraverso sei lettere per i diversi tempi liturgici.
L’Arcivescovo scrive: “Io sono persuaso che ogni pagina della Scrittura sia come un pozzo. Sempre vi si può attingere acqua fresca per ogni sete” per questo propone la lettura della Lettera di Paolo ai Filippesi, “un testo che può ispirare commozione, preghiera, pensiero e orientamenti all’azione”, una lettera piena di volti, di affetti, di gioia, così che incida nel percorso del nuovo anno pastorale, sia a livello personale che della comunità.
Un antico detto popolare afferma che “l’occasione fa l’uomo ladro” … il nostro Vescovo ci fa notare invece ogni occasione è possibilità di “vedere” Dio e di trasfigurare la nostra vita. Afferma: “Sono convinto che ogni situazione possa diventare occasione se il Signore Gesù che sta alla porta e bussa viene accolto in casa, entra come presenza viva nella vita delle persone e delle comunità. Il Signore è vicino”.

RICOMINCIAMENTI

Ecco subito una situazione che può diventare occasione! La nostra comunità pastorale compie dieci anni! Non un punto di arrivo, ma di nuova partenza. In fondo la storia delle comunità pastorali è davvero brevissima rispetto a quella millenaria delle parrocchie!
Siamo chiamati a dar vita a una comunità che sappia camminare insieme, che sappia fermarsi, davanti a ogni uomo “ferito”, senza giudicare, alla scuola di Gesù. Una comunità che non tema di mostrarsi fragile e meno sicura, umana, alla scuola di Gesù. Che sogni i Suoi sogni. Che abbia il “cuore liquido” dei santi, come diceva il santo Curato d’Ars, che sappia come l’acqua aderire ad ogni situazione, condividere ogni gioia e ogni tristezza. Una comunità che si raccoglie intorno al fuoco della Parola e dell’Eucarestia, della Messa domenicale. Una comunità che ha bisogno della gratuità e della corresponsabilità di tutti e dove ognuno ha un posto. Per costruire insieme una comunità aperta, missionaria, in uscita, che sappia far fiorire la vita di tutti.
La cosa importante è sentirci un noi che non si chiude, ma che si apre, che allarga gli orizzonti … Consapevoli che “Il naufragio peggiore è quello di chi non ha nemmeno lasciato il porto”.
Il nostro Vescovo al riguardo insiste nella proposta di coinvolgimento dei laici nella visita natalizia alle famiglie: “la proposta raccomandata dal cardinal Tettamanzi è stata raccolta da poche comunità. Là dove è stata raccolta, ben preparata, gestita con sapienza, ha rivelato la sua fecondità e attivato un’intraprendenza promettente. Torno a raccomandarla e a chiedere un’adeguata preparazione perché visitando le famiglie rivelino il volto missionario della comunità parrocchiale”.

NUOVA CORRESPONSABILITÀ

Ed ecco subito un’altra situazione che può diventare occasione: sabato 19 e domenica 20 ottobre ci sarò il rinnovo del Consiglio Pastorale della comunità.
Un’inconscia diffusa psicologia nel corpo ecclesiale ha ingenerato l’idea errata che i sacerdoti siano i “gestori” della Chiesa e i laici i “clienti”; i sacerdoti i responsabili, i laici i “delegati”. Mentre invece la Chiesa è di tutti, costituita da tutti, costruita da tutti.” Per questo auguro a tutti un salto di qualità: dall’essere “semplici” collaboratori all’essere veri corresponsabili. Collaboratore è chi si ferma al compito affidato senza sentirsi parte di un intero, corresponsabile è chi sa mantenere vivo l’interesse per il tutto, per l’insieme, è chi scopre la bellezza del pensare e del progettare insieme, dell’assumere comunemente delle scelte di fondo, del valorizzare o far crescere nuovi luoghi di discernimento comunitario. Corresponsabile non è solo chi fa le cose insieme ad altri ma prova a sognarle, a pensarle, a costruirle insieme. Questa è la nostalgia da risvegliare, da riscoprire: una comunità pastorale come fraternità di corresponsabili. «Una comunità è bella quando ognuno esercita pienamente il suo dono».
Così scrive nella sua lettera il nostro Vescovo: “Il consiglio pastorale della comunità pastorale o della parrocchia e gli altri organismi di partecipazione hanno come finalità di decidere come tradurre nella vita ordinaria della comunità il mandato di Gesù e le linee pastorali della Chiesa universale e diocesana. Raccomando a tutte le componenti del popolo cristiano un rinnovato desiderio di farsi avanti”. Un invito che faccio mio.
Consapevole poi che ogni vera responsabilità è capacità di relazione: “Si racconta che i cervi quando vogliono recarsi al pascolo, in certe isole lontane dalla costa, per attraversare la lingua di mare che li separa poggiano la testa sulla schiena altrui. Uno soltanto, quello che apre la fila, tiene alta la propria testa senza appoggiarla sugli altri. Quando però egli è stanco, si mette per ultimo, sicché anche lui può appoggiarsi sul compagno... In questo modo tutti insieme portano i loro pesi e giungono alla meta desiderata: non affondano perché la carità è la loro nave”. (S. Agostino, Omelia sul salmo 129)
Sono convintissimo tuttora che il Consiglio Pastorale sia uno dei frutti più squisiti del Concilio Vaticano II, un modo di vivere la “Chiesa dei volti”. Aspetto quindi volti nuovi per questi decisivi appuntamenti, persone che amino insieme il cielo e la terra, la comunità ecclesiale e la città. Così ho detto all’ultimo consiglio pastorale: Siamo qui riuniti questa sera per iniziare il nostro cammino verso la costituzione del nuovo consiglio pastorale. Si cammina quando si ha un sogno e quando si ha uno strumento. Se non c'è il sogno di una Chiesa diversa, evangelica, moderna, dove sia al centro l'Eucaristia, la Parola e la Carità, il sogno di fare della nostra comunità pastorale un posto bello, dove il cristianesimo sia attraente, possiamo dire mille parole ma non faremmo nulla. Se si ha un sogno si diviene strumenti di questo sogno, mettendosi in cammino e diventando portatori di questo sogno. La vera battaglia di questo periodo di preparazione alle elezioni è quella di riuscire a far sognare, prima di tutto noi, che siamo in questo consiglio, e quindi anche qualcun altro nella nostra comunità, qualcuno a cui piace pensare la Chiesa, cambiare qualcosa in meglio, camminare con gli altri e aver cura del territorio e delle persone, per creare una Chiesa “per il mondo”, che porta il Vangelo, la gioia e la speranza”.

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Come ben sapete, sono un inguaribile e testardo sognatore. Anche l’immagine in copertina, una miniatura dell’artista contemporaneo americano Thomas Doyle, mi ha evocato questa idea: l’audacia di voler costruire qualcosa di meraviglioso, anche se difficile, apparentemente in bilico. Ma fondata sulla roccia dell’amore di Dio, il meraviglioso tesoro da cui far scaturire scintille e fuoco.

don Mirko Bellora

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