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PASQUA: E TU, MORTE, MORRAI

Julia Stankova, Bulgaria 2003

Julia Stankova, Bulgaria 2003

aprile 2019
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PASQUA: E TU, MORTE, MORRAI

Lo dico sempre al mio amico, quello che mi viene a trovare ogni tanto. “E la morte?” Ma lui risponde che non ci vuole pensare. “Meglio non pensarci - dice lui - quando verrà verrà e buonanotte”. “Il fatto è che non ci sarà nessuna buonanotte, ma un buongiorno. Il fatto è che niente finirà, ma tutto comincerà sul serio”. Ma lui scuote il testone e dice: “Adesso non ci voglio pensare”. Ehssì che non ha ventanni, per dire. No, io non posso pensare alla morte come un blocco, un muraglione scuro, diciamo pure come un punto fisso. Invece la penso come due punti che aprono tutt’un discorso. Due punti, ecco la morte. (Fausto Bertolini, Il contadino e l’angelo)

Un “punto e basta”: sembra proprio essere questa la nostra esperienza della morte. Tutto sembra dire, mostrare così. La morte sembra sempre vincere. O forse no. Proprio così ho scritto sui miei auguri pasquali:

Morte, non andar fiera se anche t’hanno chiamata
possente e orrenda. Non lo sei.
Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono,
povera morte, e non mi puoi uccidere.
Perché dunque ti gonfi?
Un breve sonno e ci destiamo eterni.
Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.

(John Donne, 1572-1631)

E mi è tornato alla mente un piccolo libro, un vero gioiello: Oscar e la dama in rosa dello scrittore e drammaturgo francese Éric-Emmanuel Schmitt, pubblicato nel 2002. Il testo racconta gli ultimi giorni di vita di Oscar, un bambino malato di tumore, attraverso le lettere che ogni giorno lui scrive a Dio. Lui vorrebbe poter parlare della gravità della sua malattia con i genitori, con i medici, ma loro temono tutti questi discorsi. Solo una volontaria dell’ospedale capisce il suo infinito desiderio di risposte. È lei che lo invita a scrivere delle lettere a Dio. Le sue ultime parole - che non ho potuto dimenticare - sono per lei, scritte su un bigliettino che ha lasciato sul comodino: “Solo Dio ha il diritto di svegliarmi”. Mi piace immaginare con emozione e commozione che sarà proprio così alla nostra morte: Dio ci risveglierà e i nostri occhi si riapriranno e ritroveremo intorno a noi tutti coloro che abbiamo amato, tutti coloro che ci hanno amato. Sarà un abbraccio infinito, una splendida nuova nascita, una gioia per sempre.
Sarà “due punti” … una nuova, inaspettata, sorprendente, inimmaginabile strada si aprirà: ecco la nostra speranza, la nostra fede scritta nei Vangeli.

L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». (Matteo 28,5-7)

Così Arnoldo Mosca Mondadori evoca poeticamente la resurrezione di Gesù, regalandoci queste splendide righe:

Tua madre fu la tua prima resurrezione
quando ti prese fra le braccia
sotto la croce
e ti baciò dolcemente.
Nessuno vide
che tu apristi gli occhi
per guardarla.

Questa è l’incredibile, “pazza” promessa della Pasqua di Gesù: la morte non l’avrà vinta, la morte e il dolore non saranno le ultime parole sulla vita. E anche il nostro vivere oggi, in ogni situazione, in ogni età, acquista forza, audacia, illimitata speranza. Perché la resurrezione riguarda anche l’oggi, il qui e l’ora. E il mondo attende cristiani che sappiano narrare questa buona notizia, che sappiano svelare con la loro vita la meraviglia della Pasqua, di una speranza che si fa giustizia, concretezza, tenerezza, misericordia, perdono, forza di cambiamento. Per questo prego così per ognuno di noi:

Abbiate la gioia Cristo Risorto e presente in mezzo a noi!
Siate capaci di colmare la terra di Misericordia!
Riempite tutte le solitudini di oggi,
tutte le assenze d’amore,
tutte le nostalgie di accoglienza.
Siate mani di resurrezione.
Abbiate la gioia Cristo Risorto e presente in mezzo a noi!
La gioia della preghiera che giura sull’impossibile.
La gioia della fede, del chicco di grano,
seminato nell’oscurità della terra,
ma che diventa, adesso, per noi, spiga di pane di primavera.
(Suor Maria Rosa Zangara)

Essere “mani di resurrezione” … è l’invito che ogni Pasqua ci fa perché l’amore è il vero anticipo della Pasqua, il vero anticipo di paradiso.

don Mirko Bellora

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