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MI AMI TU ?
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Gesù e Pietro

ottobre 2015
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A ogni tappa del mio cammino di uomo,
di cristiano, di monaco, di abate,
ho ritrovato san Pietro come compagno
che mi precedeva con la mia stessa umanità,
la mia stessa povertà, piena di contraddizioni.
Pietro è il santo evangelico
che è più “noi” di tutti gli altri,
più vicino alla nostra umanità,
eppure così vicino a Cristo.
Pietro, possiamo sempre seguirlo:
sempre ci conduce a Gesù, ci unisce a Gesù,
perché non ha mai permesso alla propria fragilità
di separare il suo cuore da Cristo,
persino mentre lo rinnegava.

(G.M. Lepori, in F. Scanziani, Il cammino di Pietro)

 

Sono davvero grato al nostro cardinale Angelo Scola che nella sua ultima Lettera Pastorale “Educarsi al pensiero di Cristo” ci propone l’apostolo Pietro per parlarci del “cammino che ogni discepolo deve compiersi per lasciarsi lentamente educare da Lui”, perché è “una delle figure più appassionate alla sequela di Gesù”.
Il vertice del cammino di Pietro sta in quell’indimenticabile incontro con Gesù Risorto narrato dall’apostolo Giovanni al capitolo 21 e in quella domanda ripetuta per ben tre volte che Pietro sente rivolgersi da Gesù: “Mi ami tu?” che sconvolge il suo cuore e anche il nostro.

Un pescatore, uno dei tanti. Il suo nome era Simone. Dopo una notte di pesca infruttuosa, è bastata una parola di Gesù, un suo sguardo, perché gettasse di nuovo - sulla sua parola -  le reti. Le parole di Gesù erano un invito a prendere il largo e a non temere. Pietro si fida de suo sguardo, della potenza e della apparente “follia” di quelle parole. Quale pesca quella volta! E da quella volta Pietro lascia tutto, si mette a seguire Gesù che lo farà “pescatore di uomini”.
Da allora la sua vita è cambiata. Ha cominciato a seguire Gesù sulle strade della Palestina: quanto tempo passato ai suoi piedi ad ascoltarlo, a cercare di scoprire chi era davvero, a contemplare i suoi gesti, i suoi silenzi, il suo essere scandalosamente controcorrente …
>Ma, nonostante il suo stare con Gesù, quando Lui ha cominciato a parlare di sofferenza, di morte, quando faceva intravvedere l’ombra di una croce, Pietro non lo capiva più, non lo voleva capire, non riusciva ad accettare, Gesù lo chiama “satana”, ma Pietro promette ugualmente di seguirlo fino alla morte, perché Lui solo aveva parole di vita eterna. Nell’ora della tristezza e dell’angoscia, però si è addormentato, l’ha rinnegato, ma ancora una volta ha incontrato il suo sguardo così ricco di misericordia e le lacrime sono straripate in un pianto che libera e che gli fa scoprire quanto sia appassionatamente amato da Gesù.
Ed è proprio su questo amore che Pietro, e noi con lui, veniamo ogni giorno “interrogati”.

Ce lo ricorda di continuo il nostro cardinale: Gesù deve diventare “il centro affettivo della persona”.

Avere una storia personale con Dio e non semplicemente la storia della propria appartenenza a una religione che si occupa di Dio: è questo l’annuncio cristiano.
Forse questa abitudine a concepire una storia personale con Dio non è in cima alle nostre priorità. Eppure la strada per la santità di tutti, e per la santità di tutti i buoni legami della vita passa di qui.
Restituire alla fede la sua qualità spirituale vuol dire far circolare di nuovo la persuasione che c’è una storia passionale, appassionata che ciascun essere umano può avere con Dio. (don Pierangelo Sequeri)

In questo “gioco d’amore” tutto cambia. La storia d’amore di Pietro ce lo insegna. Ecco qui l’educarci al pensiero, al cuore di Cristo, come scrive il cardinale:

L’incontro con Gesù per il credente è la sorgente di un nuovo modo di pensare gli affetti, il lavoro, il riposo e la festa, l’educazione, il dolore, la vita e la morte, il male e la giustizia. Egli trova in Cristo il criterio per valutare ogni cosa … Il pensiero di Cristo non è antitutto un insieme di conoscenze intellettuali. È piuttosto una “mentalità”, un modo di sentire e di intendere la realtà che scaturisce dall’aver parte con Cristo.

Occorre lasciarsi prendere per mano dai Vangeli, avere il coraggio di far illuminare la nostra vita e le nostre scelte dalle parole e dai gesti di Gesù che vanno continuamente custoditi nel cuore, pensati e ripensati, perchè pongono domande a chi ascolta veramente. Hanno lo scopo preciso di farci cambiare parere, di spingerci a pensare altrimenti, di convertirci.
Pietro è stato chiamato a un cambiamento radicale, a una inversione di rotta sul modo di pensare a Dio, guardando a Gesù, a come prega il Padre, a come si relaziona con le persone che incontra, con la natura, con il potere.
È lo stesso cambiamento di mentalità che è chiesto ogni giorno anche a noi, quando dritta al cuore ci arriva la stessa domanda fatta a Pietro: “Mi ami tu?”.

don Mirko Bellora

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