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IL PANE LE ROSE IL VENTO

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Christian Schloe-secret of the rose

giugno-luglio-agosto 2014
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ïïï IL PANE ïïï

Se il pane non viene mangiato, si indurisce e diventa secco.
Così il nostro cuore se non si abbandona al rischio dell’amore.

Queste sono le parole che una amica suora missionaria mi ha scritto come sua esperienza e come augurio. Regalo anche a voi queste parole che profumano di condivisione, di solidarietà, di fratellanza.

Sono tanti i bisogni delle persone in questi momenti così difficili, bisogni che il pane simboleggia, ma insieme molti di noi hanno tanti doni che possono condividere, far fruttificare, restituire … Non dimentico al proposito le parole forti di don Lorenzo Milani rivolte a un giovane che poi diventerà famoso:

Mi ricordo ancora come fosse ieri la volta in cui volle segnarmi come con un marchio a fuoco. Credo che fosse nel 1960; eravamo tutti - lui, i miei genitori, le mie sorelle e io - nel bel soggiorno della nostra casa di via Giotto; e lui, a bruciapelo, mi disse, facendo un gesto circolare per indicare tutto quel benessere: «per tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai diciotto anni, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato». Credo che fu questa invettiva (di cui si trova traccia anche in una lettera ai miei genitori pubblicata in una delle diverse raccolte) quella che decise il fatto che qualche tempo dopo io non andassi a lavorare nello studio di mio padre, ma al sindacato, per restare poi alla Cgil dieci anni filati. Ancora oggi … non ho ancora finito di restituire, e non finirò mai. … per quanto io cerchi di sdebitarmi, l’obbligo di restituzione derivante da quell’«avviso» di don Lorenzo di cinquanta anni fa non è mai estinto; anzi, aumenta in continuazione.  (Pietro Ichino, La lezione di don Milani [e la mia storia], Corriere della Sera 18 aprile 2014)

I privilegi vanno restituiti … devono diventare “pane” condiviso per tutti. Lo chiedo a me, lo chiedo a ciascuno, anche in questo tempo estivo.

ïïï LE ROSE ïïï

Ho sempre amato un detto di moda qualche anno fa: il pane e le rose. Perché il pane è necessario, insostituibile, non può e non deve mancare, ma non basta. Ci vuole il di più della tenerezza, della vicinanza, dell’amicizia, dell’affetto, dell’amore, della gioia. È quello che ci insegna Gesù di Nazareth col miracolo di Cana, è quello che ci insegna Maria di Betania con il suo profumo per Gesù. Il vino di Cana e il profumo di Betania sembrano un inutile spreco, in realtà rendono bella e straordinaria la vita, con la “sovrabbondanza della gratuità”, con un amore senza calcolo.

Racconto spesso di una rosa e di un poeta …

Il poeta tedesco Rilke abitò per un certo periodo a Parigi. Per andare all’università percorreva ogni giorno, in compagnia di una sua amica francese, una strada molto frequentata. Un angolo di questa via era permanentemente occupato da una mendicante che chiedeva l’elemosina ai passanti. La donna sedeva sempre allo stesso posto come una statua, con una mano tesa e gli occhi fissi al suolo. Rilke non le dava mai nulla, mentre la sua compagna le donava spesso qualche moneta. Un giorno la giovane francese, meravigliata domandò al poeta: “Ma perché non dai mai nulla a quella poveretta?”. “Dovremmo regalare qualcosa al suo cuore, non alle sue mani”, rispose il poeta. Il giorno dopo, Rilke arrivò con una splendida rosa appena sbocciata, la depose nella mano della mendicante e fece l’atto di andarsene. Allora accadde qualcosa d’inatteso: la mendicante alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò a stento da terra, prese la mano dell’uomo e la baciò. Poi se ne andò stringendo la rosa al seno. Per una intera settimana nessuno la vide più. Ma otto giorni dopo, la mendicante era di nuovo seduta nel solito angolo della via. Silenziosa e immobile come sempre. “Di che cosa avrà vissuto in tutti questi giorni in cui non ha ricevuto nulla?”, chiese la giovane francese. “Della rosa”, rispose il poeta.

Non solo lo stomaco sente la fame … anche il cuore ha una “grande fame”! Come sembra raccontarci il quadro in copertina del pittore austriaco contemporaneo Christian Schloe.

Ogni cristiano è chiamato a essere portatore di “pane”, ma anche a essere portatore di “rose”!

ïïï IL VENTO ïïï

Come imparare a essere così, uomini di pane e di rose? Sono convinto che bisogna lasciar spazio al vento … il vento dello Spirito

ll vento soffia forte:
si vedono gli alberi che si piegano
e le vele delle barche che si gonfiano,
ma il vento, lui, non lo vediamo.
Il vento soffia dolcemente:
lo si sente mentre ci scompiglia i capelli,
o mentre asciuga i panni stesi,
ma lui, il vento, non lo vediamo.
Signore, non ti vediamo,
ma Tu sei il soffio che dà la vita

È lo Spirito, dono della Pasqua di Gesù il Signore, l’ispiratore delle audacie apostoliche, la forza dei martiri, è Lui che parla, esorta, consiglia decisioni, è afflitto, piange, si rallegra, consola, è Lui a contagiarci con la passione per il Padre e per l’uomo … è fuoco e vento. È cifra di forti passioni, di doni gratuiti e smisurati.

Quando lo Spirito - grazie alla Parola e all’Eucarestia - entra dentro di noi ci trasforma, ci dà la forma di Gesù, ci dà la fede, la speranza, la capacità di amare di Gesù Cristo, ci dà la libertà, ci dà un cuore nuovo:

Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo,
toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. (Ez 36,26)

Qualcuno ha scritto che lo Spirito Santo come identità personale è identità che indica l’altro, rivela l’altro, dà precedenza all’altro: “Il volto dello Spirito Santo è l’altro”.

Quell’altro a cui donare pane e rose.

don Mirko Bellora

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